Skip to content

Frattura orbitale — In breve

  • Lesione delle pareti orbitarie (pavimento/mediale le più frequenti).
  • Blow-out (enoftalmo) vs blow-in (esoftalmo); spesso diplopia.
  • Diagnosi: valutazione oculistica + TC.
  • Chirurgia: accessi transcongiuntivali/palpebrali, riposizionamento, mesh/placche.
  • Post-op: evitare sforzi e non soffiarsi il naso; stabilità 4–6 sett.

Cos’è la frattura orbitale

La frattura orbitale è una lesione che interessa le ossa che delimitano la cavità oculare, detta orbita, la struttura che accoglie e protegge l’occhio insieme ai nervi e ai vasi che ne garantiscono il corretto funzionamento.

Questa frattura si verifica in seguito a traumi diretti al volto, come incidenti stradali, cadute, aggressioni o traumi sportivi, ed è spesso associata a fratture dello zigomo o del naso.

Si tratta di una condizione particolarmente delicata: oltre a modificare l’armonia del volto, può compromettere la funzionalità visiva. Le ossa orbitarie più frequentemente coinvolte sono il pavimento orbitario e la parete mediale, ma anche la parete laterale e il tetto possono subire danni nei traumi più gravi.

Le fratture orbitali vengono comunemente distinte in:

  • Blow-out: più frequenti, con fuoriuscita dei frammenti ossei verso l’esterno, che provoca un aumento del volume orbitario e lo spostamento posteriore del bulbo oculare (enoftalmo).
  • Blow-in: più rare, con i frammenti ossei rivolti all’interno della cavità, riduzione del volume orbitario e protrusione anteriore dell’occhio (esoftalmo).

Cause più comuni

Le fratture orbitali hanno quasi sempre origine traumatica e si verificano quando un colpo diretto colpisce l’occhio o i margini della cavità ossea che lo circonda. Le cause più frequenti sono:

  • incidenti stradali, spesso associati ad altri traumi facciali;
  • traumi sportivi da contatto, come quelli che avvengono nel pugilato, calcio, rugby o arti marziali;
  • aggressioni o urti violenti al volto;
  • cadute accidentali o incidenti domestici.

Le pareti più fragili e più spesso coinvolte sono il pavimento orbitario, che separa l’occhio dal seno mascellare, e la parete mediale, rivolta verso il naso. Queste zone, essendo sottili e attraversate da strutture nervose delicate come il nervo infraorbitario, tendono a cedere più facilmente in seguito a un trauma.
La dinamica del trauma determina la gravità della frattura: un impatto lieve può causare solo piccoli cedimenti ossei, mentre urti più violenti possono compromettere sia l’aspetto estetico del volto sia la funzione visiva.

I sintomi

I segni di una frattura orbitale possono variare in base alla gravità del trauma e all’area dell’orbita coinvolta. Nelle forme più lievi possono manifestarsi solo gonfiore e dolore localizzato, mentre nei casi più complessi compaiono sintomi evidenti sia sul piano estetico che funzionale.
I sintomi più comuni includono:

  • gonfiore e lividi attorno all’occhio (ecchimosi palpebrale), spesso con aspetto di “occhio nero”;
  • visione doppia (diplopia) dovuta alla limitazione dei movimenti oculari;
  • enoftalmo (occhio affossato) o, più raramente, esoftalmo (occhio sporgente);
  • difficoltà a muovere l’occhio in determinate direzioni, con eventuale sensazione di blocco;
  • dolore o limitazione all’apertura della bocca, se i muscoli masticatori risultano coinvolti;
  • alterazioni della sensibilità a livello della guancia, del labbro superiore o dei denti dell’arcata superiore, legate a possibili lesioni del nervo infraorbitario;
  • deformità del contorno orbitario, talvolta visibile a occhio nudo.

Nei traumi più severi può verificarsi un ematoma retrobulbare, con accumulo di sangue dietro l’occhio che esercita pressione sul nervo ottico: in questo caso la visione può diventare offuscata o sdoppiata e la condizione richiede un intervento immediato per evitare complicanze permanenti.

Tipi di frattura dell’orbita

Le fratture orbitali possono essere classificate in base alla zona interessata (pavimento, tetto, parete mediale o laterale) oppure in funzione del meccanismo che ha determinato la lesione. Le due forme principali sono la frattura blow-in e la frattura blow-out.

La frattura blow-in è meno frequente e riguarda soprattutto il tetto e la parete laterale dell’orbita. In questo caso, l’impatto diretto sulla cornice orbitale spinge i frammenti ossei verso l’interno della cavità, riducendone il volume. La conseguenza clinica più tipica è l’esoftalmo, cioè la proiezione in avanti del bulbo oculare, con possibile alterazione della funzione visiva e dell’estetica del volto.

La frattura blow-out, al contrario, è la forma più comune e interessa soprattutto il pavimento orbitario e la parete mediale. Il trauma diretto sull’occhio genera un aumento improvviso della pressione interna che determina la rottura delle pareti più sottili. I frammenti ossei si spostano verso l’esterno, aumentando il volume della cavità. Questo porta spesso a enoftalmo, cioè l’occhio che appare più “indietreggiato” o affossato rispetto al controlaterale, talvolta associato a diplopia (visione doppia) per intrappolamento dei muscoli oculari.

La distinzione tra frattura blow-in e blow-out non è solo teorica: ha una rilevanza clinica diretta perché permette di prevedere le conseguenze funzionali e di impostare il trattamento più adatto. Un corretto inquadramento diagnostico, con TC del massiccio facciale, è fondamentale per valutare l’entità del danno e stabilire il percorso terapeutico.

Diagnosi

La diagnosi richiede una valutazione accurata:

  • Esame clinico: analisi della motilità oculare, presenza di diplopia, alterazioni della sensibilità e deformità.
  • Valutazione oculistica: per escludere lesioni al nervo ottico e deficit visivi.
  • Esami strumentali: la TC del massiccio facciale è fondamentale per definire l’estensione della frattura e la presenza di eventuali frammenti ossei all’interno dell’orbita.

Trattamento della frattura orbitale

Il trattamento dipende dalla gravità della lesione e dai sintomi presenti:

  • Fratture minori senza diplopia o deformità evidente → monitoraggio clinico, terapia conservativa con ghiaccio, farmaci antinfiammatori e riposo.
  • Fratture con diplopia, enoftalmo marcato o alterazioni funzionali → indicazione chirurgica.

Chirurgia della frattura orbitale

La chirurgia della frattura orbitale viene eseguita in anestesia generale e ha come obiettivo il ripristino della forma e della funzionalità dell’orbita. Per minimizzare le cicatrici, il chirurgo utilizza accessi poco visibili, come incisioni transcongiuntivali (all’interno della palpebra) o a livello palpebrale. Una volta esposta la zona lesionata, i frammenti ossei vengono accuratamente riposti nella loro sede naturale.

Quando il trauma ha compromesso il pavimento orbitario o altre pareti sottili dell’orbita, si procede alla ricostruzione mediante l’applicazione di placche o reti in titanio o con l’uso di materiali riassorbibili, che garantiscono sostegno e stabilità alla cavità oculare. Questa procedura consente di preservare la funzionalità visiva e di correggere eventuali deformità estetiche, assicurando un recupero armonico e duraturo.

Possibili complicanze

Se non trattata correttamente, una frattura orbitale può causare:

  • Visione doppia persistente
  • Alterazioni permanenti della forma e posizione dell’occhio
  • Danni al nervo ottico e deficit visivi
  • Asimmetrie del volto
  • Infezioni locali

Tempi di guarigione

  • Gonfiore e lividi: migliorano entro 7-10 giorni
  • Recupero funzionale: in 2-3 settimane
  • Consolidamento osseo e stabilità completa: 4-6 settimane

Durante il post-operatorio è fondamentale evitare traumi, sforzi e soprattutto non soffiarsi il naso, per non rischiare complicanze a livello orbitario.

Post Operatorio

La degenza dopo un intervento di ricostruzione dell’orbita è in genere breve e non supera i 2 giorni, a meno che non si tratti di traumi complessi come il fracasso facciale. Nelle prime ore possono comparire gonfiore delle palpebre, ematomi attorno all’occhio e, talvolta, una temporanea visione doppia legata all’edema dei tessuti: nella maggior parte dei pazienti questi disturbi regrediscono progressivamente nei giorni successivi.

Il periodo di convalescenza dura in media 3-4 settimane. Durante questo tempo è fondamentale evitare qualunque tipo di attività sportiva, sollecitazioni fisiche intense e soprattutto non soffiarsi il naso, poiché l’aumento di pressione potrebbe compromettere la corretta guarigione delle pareti orbitarie e interferire con la stabilità della ricostruzione.

Perché rivolgersi al Dott. Pietro Boni

Il Dott. Pietro Boni, chirurgo maxillo-facciale, ha una competenza specifica nella gestione delle fratture orbitali, unendo il ripristino della funzionalità visiva alla ricostruzione estetica del volto.
Grazie a tecniche chirurgiche avanzate e materiali biocompatibili di ultima generazione, è possibile ottenere un recupero sicuro e un risultato naturale.

Prenota Ora

Prenota un appuntamento per una consulenza personalizzata.

Valuteremo insieme i tuoi desideri e le soluzioni più adatte a te.

Prenota un appuntamento

Prima disponibilità entro 7 giorni lavorativi